Sono Daniele

“Andate a prendere del viola!”

A urlarlo è il maestro del Laboratorio Artistico che si teneva alle medie, durante gli ultimi giorni di scuola. Nel mio gruppo c’è Alessandro, tocca a noi due andare a prendere il colore mancante. Scendiamo nel magazzino: un antro lungo e basso che ti fa sentire piccolo piccolo, come se camminassi sotto un comodino. Al centro della stanza c’è un pallone. Che fai, lo lasci lì? Alessandro lo calcia.

Crack! Colpisce un neon. Si rompe. Terrore.

Decidiamo che la cosa migliore sia nasconderci, siamo in quell’età in cui basta uno sguardo per capire che hai fatto qualcosa di grosso. Da adulti, invece, combini talmente tante cose che non capisci nemmeno più quando stai mentendo.  Ci separiamo. Io vado a nascondermi in biblioteca, un posto deserto: non ci va mai nessuno.

All’inizio mi perdo tra libri già letti. Poi lo trovo. Un volume ingiallito, tutto scritto, con la copertina strappata: un libro game. Forse era L’Antro della Paura, non ricordo bene. Lo apro a caso, leggo un trafiletto a metà.

Poi torno all’inizio. Sono troppo emozionato. Comincio barando, lo ammetto. Seguo solo le strade più eroiche, salto i combattimenti, vinco tutto in automatico. Voglio sconfiggere il male. Punto.

Sto creando la mia storia e da allora non ho mai smesso, tutto per un barattolo di vernice viola.

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